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Visualizzazione dei post da febbraio 11, 2008

Eleonora e la città

Eleonora Bellini mi ha inviato questa poesia sulla città, la pubblico con la gioia di chi riceve un dono prezioso.
La mia cittàNon ho una città e le mie radici
affondano nel cuore, dileguano
in aperte radure, percorrono
solitari sentieri senza nome,
si avvinghiano alla mente,
rapaci come l’edera.
Sono le feriali vite e le stazioni
degli avi, sono i portici
favolosi di Saluzzo e di Torino
e le case di pietra, su verso il Sempione.
Sono le mutevoli sponde del Verbano
e le braccia aperte dei viali di Milano.
Sono i paesi vuoti di gente - i nuovi
dormitori - ed i golfi rosa ed oro del Cilento.
Sono i voli e i gridi delle estive rondini
nel cielo della piccola sua torre addormentata.
Sono il cratere, il nuovo lago, gli incontri,
le altre sponde.La mia città è la gente già partita,
il mio indirizzo è il luogo senza dove.Eleonora BelliniBorgo Ticino, 21 gennaio 2008

Potenza e il campo di calcio

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Si anima l'ombelico della città di domenica.
Oggi partita contro il Crotone: 2 a 0.
Il balcone diventa finestra sull'evento,
le orecchie pronte all'urlo che decreta il gool.
Ecco. Hanno segnato, sventolano bandiere,
si sbracciano gli ultras, si scompongono i padri.
In piedi, in piedi, in piedi fans di provincia
alla rincorsa della salvezza, la squadra del cuore
ha vinto. Oggi è un grande giorno, si può sorbire
un caffè meno amaro nel bar dello sport,
già si sente salvo lo sfegatato che fino a ieri
ha inveito contro l'allenatore, contro
il presidente, contro i giocatori, contro il popolo
tutto. Oggi è festa. Niente pensieri neri,
vittoria, domani tornerà il grigiore, oggi è festa
grande. I commenti fitti sui volti accaldati, le mani
agitate nell'aria e la voce su di tono, tutto questo
accade nell'ombelico della città, l'ombelico del mondo, oggi.