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Visualizzazione dei post da marzo 6, 2011
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Il reale e il possibile di Giovanni Di Lena


“Mia madre/indossa sempre/i soliti vestiti./Non so se/per rispetto,/per amore o/per fedeltà alla memoria./Io ho cambiato/cinquanta cravatte/e non so ancora/quale indossare,/stasera.” Due ritratti in un solo testo, che mettono in rilievo la durata del tempo. Il tempo fermo della madre, governato da valori e sentimenti che rimandano a età ormai lontane, in cui si intuisce la povertà come condizione esistenziale per una stabilità che rasenta l'immobilismo, e forse proprio per questo dà sicurezza, il tempo del figlio, dinamico e dispersivo, in cui dominano la precarietà e l'insicurezza legati ad un benessere illusorio, dove non ci sono più ancoraggi ai sentimenti, né memoria, né fedeltà. Ecco, questa è la “durata” della poesia di Giovanni Di Lena, fedele a se stessa come la madre, disancorata come il figlio. Eppure questi due tempi, pur così “separati” dall'incombere della civiltà o dell'inciviltà contemporanea si incontrano inc…