E' oltre questo intricato paesaggio
d'alberi palazzi campanili scale,
rumore di vita incipiente che aggredisce
lo spazio della luce mentre si spande libera
di nubi, fino all'orizzonte smerlato
d'appennino, e di pensieri, e del celestino
cielo intoccato ancora dalle sazie
pigre rondini. Oltre questa linea
che mi separa dal mare possibile, e dal lago
e da ogni forma liquida e scorrente
per ruscelli dispersi in cave
intime vene della terra. Oltre questo eden
d'acque e riviere fiorite d'immaginazione,
l'orrido bosco incupisce l'orizzonte,
dove l'ululare del lupo mi coglie
ancora vergine di paure ed ansie,
prossima al sacrificio che incombe
e penetra di affanni. Inseguo, ninfa
o baccante, a seconda del sogno che perturba
il lago della notte, strade bianche,
incise tra boschi e contrade,
che invitano a fughe rapide e a rapidi
ritorni. Pignola, non più lontana d'un pugno
lanciato al cielo, distende l'esile corpo
un tempo, verso il Belvedere, verso il Pantano,
verso Rifreddo, bulimia del tempo del cemento,
ammantato per l'occasione di colori shock.
L'alba mi avvicina l'orizzonte e lo disegna
con precisi minuti tocchi di siepi e e tralicci,
di casali e palazzine e macchie di campi rasati,
che s'arrampicano verso il cerchio della luna
fino al Marmo. Il contadino è un punto rado
in tutto questo universo di segni diffusi
per le montagne, scorre silenzioso
e lento lungo il confine di pini,
la luce lo raggiunge per un attimo,
è il centro dell'universo, poi
l'ombra del pino lo spegne
alla mia immaginazione. Resta il fumo
che s'impenna. Ritornano su per il manto di luce
le rondini, l'alba non più alba ormai
è striata di fuoco e di stridio
di macchine e uomini al lavoro. Incombe
il giorno con le usate cose.
Innaffio i geranei, mi illudo di colori
e d'erba fresca. Incedo io stessa
verso note mete, faccio il caffè, scrivo,
alzo lo sguardo verso l'orizzonte
incendiato di sole. Annoto l'emozione
dell'alba, so che presto mi stupirò delle ombre
che mi annullano nel bruno bosco
all'orizzonte. Sorseggio il caffè,
come se fosse la prima e l'ultima
emozione di questo giorno.
giovedì 9 luglio 2009
sabato 20 giugno 2009
Quando muore un poeta
Quando muore un poeta
Vito Riviello si è spento a Roma, sua città elettiva, a cui era giunto da Potenza, dove era nato nel 1933.
Dedico a lui, che tanto ha dato alla poesia lucana, questi versi che tanto devono al suo stile.
Vito si avvitava alla vita,
mentre con occhi a periscopio
scrutava il mondo nella marea del tempo,
con l'acutezza visiva del poeta
e del saggio che conosce i termini
del viaggio di andata e ritorno
da ogni dove e quando, esercitando
il dovere e il godere di stare
nel mondo, dalla poltrona del corpo.
Vito si è svitato dalla vita
per necessità improrogabili altrove,
ma gli occhi riversi dai versi
lanciano per sempre acuti riverberi,
lumina che aprono feritoie
"da cui si guardano
le proprie ferite
escoriazioni lessicali,
e sintagma che bolle
s'affigge nelle bolle
verpertine delle paralisi."
Lampi di ludica intelligenza
fonica ed etica ed estetica
ed antitetica, dentro le rotte
raggiunte a tutta via partendo
dal suo Rome parking, con allusivi
rimandi ai comuni condomìni
dell'esistere dentro e fuori.
Evito, dunque, di dire addio a Vito,
l'incontro, infatti, sulla scala
condominiale, mentre ce ne andiamo
sopra e sotto, io portandomi dietro
il bar del paese, lui per sempre
sulle vette dell'Himalaya.
Vito Riviello si è spento a Roma, sua città elettiva, a cui era giunto da Potenza, dove era nato nel 1933.
Dedico a lui, che tanto ha dato alla poesia lucana, questi versi che tanto devono al suo stile.
Vito si avvitava alla vita,
mentre con occhi a periscopio
scrutava il mondo nella marea del tempo,
con l'acutezza visiva del poeta
e del saggio che conosce i termini
del viaggio di andata e ritorno
da ogni dove e quando, esercitando
il dovere e il godere di stare
nel mondo, dalla poltrona del corpo.
Vito si è svitato dalla vita
per necessità improrogabili altrove,
ma gli occhi riversi dai versi
lanciano per sempre acuti riverberi,
lumina che aprono feritoie
"da cui si guardano
le proprie ferite
escoriazioni lessicali,
e sintagma che bolle
s'affigge nelle bolle
verpertine delle paralisi."
Lampi di ludica intelligenza
fonica ed etica ed estetica
ed antitetica, dentro le rotte
raggiunte a tutta via partendo
dal suo Rome parking, con allusivi
rimandi ai comuni condomìni
dell'esistere dentro e fuori.
Evito, dunque, di dire addio a Vito,
l'incontro, infatti, sulla scala
condominiale, mentre ce ne andiamo
sopra e sotto, io portandomi dietro
il bar del paese, lui per sempre
sulle vette dell'Himalaya.
lunedì 15 giugno 2009
In attesa
Luana aspettava da tempo quella telefonata. Ma non si illudeva che sarebbe mai arrivata. Arrivò mentre stava preparandosi per una festa, in casa di amici. Rimase con il rossetto a metà spalmato per il sussulto su verso il naso, tipo clown. - S...ì? - disse con uno sbalzo di voce, mentre inciampava nelle scarpe sparse sul pavimento per la scelta finale. - E' lei Luana Stoppa? -. - Sì! - disse - io. - Domani alle 19.00, il provino per lo show, è stata selezionata. -. Il tempo si era fermato. Il provino sarebbe stato l'indomani. Addio festa. Pensò con emozione al parrucchiere, all'estetista, al sarto, a Luisa che doveva accompagnarla. Ecco, come si avverano i sogni. Con una telefonata. Che bei tempi. Le chiamate d'obbligo, tanto per organizzarsi in tempo. A Luisa, prima, se non l'avesse accompagnata? Come poteva arrivare fin lì in autobus, e i capelli, il trucco, tutto guastato dal vento o dalla pioggia. Immancabile segreteria. - Luisa? Ci sei? Domani è il giorno. Il provino. Mi accompagni? -. Ok. Calma. Mi richiamerà al più presto, sa quanto è importante per me. Chiamare mamma. Chiamare Rocco. Chiamare quel Vito, che conosce il team dello show. Chiamare, insomma. Parrucchiere, Estetista, Sarta. Meglio andare alla festa, altrimenti l'ansia...Ormai tutti sanno del provino. E' un coro di Oh, Ehi, Ah, abbracci e baci, batterie di domande, bocche e lupi, culi e balene.
Luana si è comprata il cell nuovo, non poteva presentarsi con l'esemplare da museo. Ecco, squilla. Che bei tempi. Con una telefonata si avverano i sogni. - Sì? - La voce è più strascicata, da diva, diciamo. E' lei, Luana Stoppa? -. - Sì! Io -. - Voglia scusarci, c'è stato un errore, la selezionata è Luana Toppa. Ci scusi, davvero. -. Gli amici la videro impallidire. Luana cadde sul piede debole. Così si infrangono i sogni. Con una telefonata. Che brutti tempi.
Luana si è comprata il cell nuovo, non poteva presentarsi con l'esemplare da museo. Ecco, squilla. Che bei tempi. Con una telefonata si avverano i sogni. - Sì? - La voce è più strascicata, da diva, diciamo. E' lei, Luana Stoppa? -. - Sì! Io -. - Voglia scusarci, c'è stato un errore, la selezionata è Luana Toppa. Ci scusi, davvero. -. Gli amici la videro impallidire. Luana cadde sul piede debole. Così si infrangono i sogni. Con una telefonata. Che brutti tempi.
giovedì 4 giugno 2009
"La torre di Asian"
è su Exibartonpaper. Questo il link per leggere il commento di Mario Gerosa sul romanzo collettivo http://www.exibart.com/exibartonpaper/
pagg.11,93
pagg.11,93
martedì 2 giugno 2009
In attesa
Aldina aveva il vizio di scrivere ormai da circa 30 anni, 30 anni di vita, diciamo così, grigio scuro, se, appunto, non fosse stato per quei voli dell'immaginazione che si depositavano sulla carta come chicchi scuri sul campo arato da righe azzurrognole. La grafia tonda, precisa, minuta, da scolaretta, o magari contabile, o archivista, sembrava in guerra con le più sfrenate fantasie erotiche che Aldina fomentava con un'accanita gestualità solitaria. Ecco, Aldina non aveva solo il vizio di scrivere. Da sempre in attesa di un uomo o una donna, un partner insomma, si considerava fino a quel punto il partner ideale, tenendo conto che le sensazioni solitarie erano prodighe di parole e immagini e suoni e intrecci di assoluta essenza erotica. Ma a chi poi potesse comunicare tutto questo patrimonio di parole e immagini era un mistero, soprattutto per lei. Dignitosa nubile cinquantenne, non male, si diceva, ma con quel tanto di naso all'insù che scoraggiava chiunque. Altera, diceva lei, superba, dicevano gli altri. Sola, certamente, solissima. Alda arrivò come un fulmine su un albero secco. Alda aveva sì e no 30 anni. Altera anche lei, sola anche lei. Con strane lunghe magrissime dita, che colpirono subito l'immaginazione esperta di Aldina. Aldina guardò le sue, grassocce e corte, e capì che era l'incontro del secolo, meglio della vita. Senza preamboli, senza indugi, si aspettavano da sempre, si dissero. La strana coppia di mani si incrociò nelle più audaci esperienze, mentre la penna di Aldina prendeva altrettanto audaci appunti. Al mattino Alda faceva un caffè straordinario, tutto quello che faceva era straordinario. Aldina aspettava la sera, la fine del lavoro grigio scuro, per accendersi della luce immensa di Alda. Alda aspettava la sera per gettare il velo rosso dell'audacia sulla sua pelle. Aldina le leggeva le sue pagine e, come si dice, dalle parole ai fatti il passo era breve. Ridevano, mentre scoprivano il brivido di assurde gioiose capriole. Fu allora che Aldina scoprì quella nocciolina intrusa nel sesso di Alda. Un'inezia che sconvolse la loro vita. Alda scomparve dal desolato orizzonte di Aldina circa un anno dopo. Aldina continuò a scrivere dei loro incontri ancora per un anno, con la caparbietà di chi non sa dimenticare. Poi smise, il capo reclinato sul tavolo, aspettò di raggiungerla con la caparbietà di chi non vuole dimenticare.
lunedì 1 giugno 2009
mercoledì 6 maggio 2009
Un frutto sull'albero spoglio
E' un giorno di percorsi abituali
su scale consuete, dove lo sguardo,
intento a immagini remote, modella
il paesaggio e l'orizzonte,
distillando noia e accidia
in improvvisi sbadigli reali.
Le reti che fasciano ferite
urbane e feti di nuove fabbriche,
con intermittenze circolari
catturano innocenti sguardi
e stupore. L'albero spoglio
di questa primavera lacrimosa
ha generato un frutto, adozione
a distanza dal balcone
di un cittadino ineducato.
Così nel ritmo consueto
delle sue maglie la rete
consegna allo sguardo
l'istantanea di un frutto
sorpreso a marcire
tra rifiuto e abbandono.
Iscriviti a:
Post (Atom)






