venerdì 20 giugno 2008

Rifugiamoci tra i rifugiati

Noi ieri
Loro oggi


Rifugio, vi chiedo, dalla superficialità, dall'indifferenza,
dalla presunzione d'autosufficienza e dall'assenza,

rifugio dalla fredda, cinica logica dei numeri,
numeri primi, secondi e...ultimi, dove loro primi
ovviamente, voi ultimi naturalmente.

Rifugio dalla piatta regione dei pellebianca,
dall'astrattezza delle loro leggi ineguali per tutti,

rifugio, vi chiedo, dalla pallida indifferenza dei ricchi
e dalla livida intolleranza dei poveri,
giocati questi ultimi da uomini molto pallidi,
visipallidi, appunto, resi pallidi sempre più pallidi
(quasi fantasmi d'umanità) dalla logica del potere
che astuto brandisce, per difendersi, l'intolleranza
dei poveri bianchi contro i poveri d'ogni colore.

Rifugio nel colore della pelle contro il pallore delle anime,
nella vivacità delle lingue gutturali contro la monocroma
dolcezza della lingua nazionale (che amo perché diversa,
non perché unica), nelle tombe disperse nei mari nostri
contro le tombe marmoree dei cuori loro, negli occhi mandorla,
nei capelli carbone, nelle teste avvolte in fazzoletti
colorati, nei corpi salati dalle maree, nei piedi
olezzanti di strade, pesti di fatiche, bruni di ferite.

Rifugio, Rifugiati, invoco per me nell'umanità sconsolata
delle vostre bocche spalancate dallo stupore e dalla fame,
nelle ragnatele delle vostre tasche svuotate dall'avarizia
dei nocchieri e dai consigli fraudolenti dei ministri.

Oggi è il vostro giorno, celebrazione mondiale della vostra
solitudine e della vostra shoah perenne, in voi mi rifugio, oggi,
amici di ventura, a voi chiedo asilo e, mentre tento con parole
e azioni solidali di sapervi non più rifugiati in questo loro paese
inospitale ma cittadini in un ospitale paese mio davvero,
porgo la mia mano alla generosità del vostro perdono.


Non c'è dolore più grande della perdita della terra natia.
— Euripide, 431 a.c

Biennale di Venezia