venerdì 3 luglio 2015

L'importanza del "53"


Vito Riviello e Beatrice Viggiani, coppia di poeti lucani come tale rimasta inedita dal 1962, quando insieme pubblicarono con Capoluongo Editore di Potenza, per i tipi della tipografia Nucci, un libretto contenente 53 poesie. Cosa univa i due poeti? Di Potenza era Vito Riviello, a Potenza viveva Beatrice Viggiani, entrambi avrebbero dopo pochi anni preso il volo verso mete e prospettive diverse: Riviello si trasferì a Roma, Viggiani in Venezuela. Due trasfughi d'eccezione, ai quali la cultura lucana, ma non solo, ovviamente, deve molto. A portare avanti questo progetto editoriale la figlia dell'editore Gerardo Capoluongo, Novella Capoluongo Pinto, Presidente dell'Universum Academy Basilicata, poetessa ed erede convinta di questa avventura letteraria coraggiosa, che, a distanza di 53 anni, ha trovato in UniversoSud, piccola realtà editoriale potentina che fa capo ad Antonio Candela, un partner entusiasta. La ristampa è stata presentata ieri nella Cappella dei Celestini a Potenza con Novella Capoluongo, Antonio Candela, Oreste Lopomo, caporedattore Tg3 Basilicata, Daniela Rampa Riviello, Giulia Perretti, nipote di Beatrice Viggiani, mentre Eva Immediato e Giuseppe Ranoia hanno dato voce ad alcune delle 53 poesie. Le scelte di vita separarono allora i due poeti, ma a separarli ancora oggi è la diversa memoria di questa prova letteraria comune. Vivissima, infatti, era in Viggiani quando avemmo l'occasione di intervistarla insieme a Rocco Brancati al suo ritorno dal Venezuela a Napoli, circa 10 anni fa, per prima cosa ci parlò di questo libretto, attribuendogli un'importanza notevole nel suo percorso di poeta. Vivissima in lei tale memoria è rimasta, lo attesta la sua video intervista, realizzata recentemente a cura di Leonardo Pisani e Edoardo Angrisani, proprio in previsione della presentazione della ristampa di “53”, insieme alla consapevolezza dell'importanza delle origini lucane, aviglianesi. Lei, parte di una famiglia di grandi tradizioni culturali, lei, per altro nipote di Giustino Fortunato, ricorda che le era proibito parlare in dialetto, cosa che faceva abitualmente per segnare il suo carattere trasgressivo. - Una Viggiani lucidissima – ha detto Pisani - che afferma di aver imparato più dai contadini aviglianesi di Montocchio che da 'certi intelletuali', e si cita a memoria: “Noi siamo aviglianesi senza patria/alle sorgenti che odorano di zolfo/ un santo ci protegge la miseria/per la festa di agosto,/Ogni tanto arriva un forestiero/a spiegarci che il tempo è cambiato, ma un giorno il principe muore/e il feudo viene espropriato.”. Questa sua lirica è stata un'esperienza straordinaria, per il senso che può avere per noi, sempre alla ricerca di conferme della nostra identità lucana. -. Questo libretto, invece, è rimasto nascosto nella memoria di Vito Riviello. - Noi familiari - ha detto Daniela Rampa, moglie di Riviello – non ne sapevamo nulla fino a quando Novella Capoluongo Pinto, che ho conosciuto tramite la figlia Timisoara, ce lo ha portato, preannunciandoci l'intenzione di farne la ristampa. Per noi, dunque, è stata una vera scoperta, che ha rivelato una fase potremmo dire arcaica, ma sempre coerente, dell'ispirazione di Vito. -. La presentazione ieri di “53” ha rappresentato un momento di “amarcord” critico, viatico in quella ricerca di identità che spesso tormenta i Lucani, i Potentini in particolare. Certo è stato un rituffarsi nell'esperienza straordinaria nella Potenza degli anni '60, intorno alla mitica libreria “Riviello”, un avamposto culturale in quella che molti, soprattutto i giovani, vivevano come una landa deserta. - Fu Leonardo Sinisgalli – ricorda Novella Capoluongo – a promuovere il libro, di cui furono vendute, certo proprio grazie alla sua promozione, tutte le copie. La ristampa nasce dalla consapevolezza di questo nodo di incontri che ha fatto la storia della città, troppo spesso poco conosciuta o forse solo dimenticata. Molto ci dice l'incipit: “Noi viviamo in Lucania, le nostre poesie regolarmente inviate in lettura e conosciute privatamente, sospettiamo che non vengano lette. Vogliamo che le leggiate, correndo in piena coscienza, nell’Italia dei 600.000 poeti, il rischio di essere derisi. Non siamo legati ad alcuna scuola, se non a quella che ci ha stampati il libro: una tipografia di campagna”. -. Una tipografia certo lungimirante e coraggiosa, che sollecita l'orgoglio dei Potentini, tra questi il Vicepresidente della Universum Academy Basilicata, Giampiero D'Ecclesiis, che, tra l'altro, aveva dichiarato (la dichiarazione è tratta dal blog di Leonardo Pisani): Questo libro che presenteremo il 3 luglio a Potenza è frutto dell'amore per le cose belle, dell'amore per una Città che ha detto tanto in passato ed ha ancora tanto da dire, mi auguro che verrete, che verrete tutti, non per dare soddisfazione a un'associazione o a un gruppo di persone, ma per dire che Potenza c'è, riconosce i propri figli più degni, e Beatrice Viggiani e Vito Riviello erano e sono degnissimi, che non li dimentica, che li ricorda e li saprà ricordare.Sono autori da leggere e far leggere ai nostri ragazzi, un'identità culturale cittadina si gioca anche su cose come queste. Per me sono molto contento, abbiamo fatto una cosa bella (e ne faremo ancora), ho conosciuto meglio Vito Riviello e Beatrice Viggiani, sento di essere un Potentino più completo adesso”. 

Biennale di Venezia