martedì 22 novembre 2011

Tahrir

Duemilaundici, Potenza. Piazza Tahrir
s'inquadra su sfondi d'Appennino
e nel grigio del novembre
lucano lancia schegge di rosso
su coscienze già teleferìte da crisi
globali, che il mercato sottocasa
riapre quotidianamente.

Altre piazze evocate dal piombo
di anni già visti e rivisti, eppure smarrite
a tratti nella memoria, eppure segnate
da spicchi di arance lanciate
oltre studiosi cancelli chiusi.

Millenovecentosessantanove, Napoli.
I compagni giocano, credi, alla rivoluzione
dietro le sbarre, così apprende
la tua distanza provinciale a scaldarsi
al calore dell'utopia, che tu chiami
società socialista. Quel giorno è oggi.

Millenoceventosessantadue, Potenza.
Quando chiedesti a Rocco di parlarti
del socialismo, dove placavi l'ansia
di una società giusta, dentro il sapore
denso del desiderio di mondi altri.
Si salda il profumo delle rosse arance
napoletane al ferreo odore del piombo,
al ferreo sapore del sangue dei giovani
che il tempo sacrifica ad un potere
tragicamente d'altri, sempre. Per sempre?

Biennale di Venezia