martedì 28 aprile 2009

La valigia dimenticata



Una valigia sulla rampa che porta alla scala mobile. Si passa in fretta, di solito, ma quella valigia parla e io devo ascoltarla. Fisso in uno scatto l'abbandono, l'enigma, quel tanto di artificiale che sembra messo lì per essere fissato in una foto. Non capisco quel tulle, non capisco una valigia di fibra o cartone, che parla di tempi lontani e andati, lasciata lì aperta, come un dono o una provocazione. C'è dolore dentro quella valigia, o c'è un'idea di gioco? Osservo l'inspiegabile incontro, mi guardo attorno quasi che debba scoprire chi si sta prendendo gioco della mia immaginazione. Un artista di strada, una bambina distratta, un immigrato frettoloso, un anziano deluso, chiunque può aver lasciato questo oggetto straordinario, questo segnale di vita troncata o sospesa o rifiutata. Mi sento come in una candid camera. Non so staccarmene, ma non oso toccare, potrei violare un segreto? Aspetto, certa che qualcuno verrà presto a recuperare la valigia e il tulle, piccolo tesoro di bellezza. Il tempo, la fretta mi tradiscono. Devo scappare. La valigia è lì, mentre mi allontano. Mi volto a guardarla ancora. E' lì. Forse per sempre.

Biennale di Venezia