giovedì 9 luglio 2009

Segnali all'alba

E' oltre questo intricato paesaggio
d'alberi palazzi campanili scale,
rumore di vita incipiente che aggredisce
lo spazio della luce mentre si spande libera
di nubi, fino all'orizzonte smerlato
d'appennino, e di pensieri, e del celestino
cielo intoccato ancora dalle sazie
pigre rondini. Oltre questa linea
che mi separa dal mare possibile, e dal lago
e da ogni forma liquida e scorrente
per ruscelli dispersi in cave
intime vene della terra. Oltre questo eden
d'acque e riviere fiorite d'immaginazione,
l'orrido bosco incupisce l'orizzonte,
dove l'ululare del lupo mi coglie
ancora vergine di paure ed ansie,
prossima al sacrificio che incombe
e penetra di affanni. Inseguo, ninfa
o baccante, a seconda del sogno che perturba
il lago della notte, strade bianche,
incise tra boschi e contrade,
che invitano a fughe rapide e a rapidi
ritorni. Pignola, non più lontana d'un pugno
lanciato al cielo, distende l'esile corpo
un tempo, verso il Belvedere, verso il Pantano,
verso Rifreddo, bulimia del tempo del cemento,
ammantato per l'occasione di colori shock.
L'alba mi avvicina l'orizzonte e lo disegna
con precisi minuti tocchi di siepi e e tralicci,
di casali e palazzine e macchie di campi rasati,
che s'arrampicano verso il cerchio della luna
fino al Marmo. Il contadino è un punto rado
in tutto questo universo di segni diffusi
per le montagne, scorre silenzioso
e lento lungo il confine di pini,
la luce lo raggiunge per un attimo,
è il centro dell'universo, poi
l'ombra del pino lo spegne
alla mia immaginazione. Resta il fumo
che s'impenna. Ritornano su per il manto di luce
le rondini, l'alba non più alba ormai
è striata di fuoco e di stridio
di macchine e uomini al lavoro. Incombe
il giorno con le usate cose.
Innaffio i geranei, mi illudo di colori
e d'erba fresca. Incedo io stessa
verso note mete, faccio il caffè, scrivo,
alzo lo sguardo verso l'orizzonte
incendiato di sole. Annoto l'emozione
dell'alba, so che presto mi stupirò delle ombre
che mi annullano nel bruno bosco
all'orizzonte. Sorseggio il caffè,
come se fosse la prima e l'ultima
emozione di questo giorno.

Biennale di Venezia