mercoledì 26 agosto 2009

Per Lina

La memoria di Lina negli anni della scuola,
quando tu, prof. sui-generis, eri vicina ai ragazzi
che ti sentivano compagna, benché severa,
erano tempi di scambi di idee, di progetti
rossi e voli nell'utopia, tant'è che noi,
quelli della" Repubblica impopolare",
un po' cina un po' cuba un po' america
post-mackartyana, alla ricerca del che,
del mau nostrano, a pugno teso contro
benpensanti, democristiani, falsi
comunisti, noi che sapevamo il mondo
come sarebbe andato, un po' rivoluzionari,
un po' tardo-tardissimo-romantici, post-
-sessantottini in effetti, ma senza
prigione e senza arance, colti così,
in un intreccio fatale di proff e studenti,
nel liceo-bene, dove rosse teste calde
di affetti, di idee, di passioni, avevano
pur un ruolo d'utili antagonisti, senza
pericoli, o quasi, così dunque ci si lasciava
cogliere, aspettando di ritrovarsi,
come poi ci si ritrovò in una sede di partito
dell'ex-pci, dal secolo inevitabilmente morente,
benché ancora Ottantenne, morente
di ideologie logorate dal non-potere,
prima, dal potere, poi.

Lina, eri presenza viva, così bella e calda,
tra questi miei ricordi tesi all'avvenire,
un po' coltivati, un po' traditi,
perché la storia cammina, mentre i ricordi
si fissano, utile background da sfogliare
nei momenti di silenzio e di vuoto,
per ripartire.

Lina, eri un angolo da cui guardare il mondo
dall'ottica dei giovani, e sperare che quel mondo
non tradisca mai, Lina, colonna tolvese
dei ricordi, delle speranze, delle certezze
di una prof. in pensione, che se ne va
sportiva-mente di corsa nei lunghi
anni avanti e indietro, per incontrarvi,
studenti della terra di Basilicata,
che scopro con orgoglio in ogni punto
che conta di questa terra e di altre terre,
belle intelligenze, imperniate nel mondo,
belle carriere, di cui scherzosamente
mi sento colpevole, e vi sorrido e vi bacio
senza ritegno, quando poi vi vedo, per sentirmi
orgogliosamente maestra dei vostri succesi,
dolorosamente maestra nelle vostre sconfitte.

Lina, è triste sapere che la tua forza
si è dissolta nella polvere della terra,
Lina, non così la tua memoria, tu sei
e per sempre nel piccolo olimpo dei miei ricordi,
parte viva del miei valori, dei miei dialoghi
con il tempo difficile in cui viviamo da vivi,
troppo spesso apparentemente vivi, mentre
tu vivi davvero, benché ormai silente testimone
dei nostri travagli d'uomini e donne
d'un'età senza idologie e molti segretari.

Lina, voglio saperti ancora artefice
di trame di parole e idee, mentre muovi,
anche solo con la forza del ricordo,
onde di passioni e azioni giuste,
che si cercano e s'incontreranno, in un dove
e in un quando imprevedibili, per tentare
di rimettere in moto questo mondo
reso piatto da passioni da troppo tempo
limate e spente.

Per te, Lina, più che un congedo
senza addii, un'attesa caparbia
di semina miracolosa di idee
e passioni.

Biennale di Venezia