venerdì 1 maggio 2009

Fiori di una primavera tardiva



E' nato un fiore
nel cestino dei rifiuti,
in piazza 18 Agosto
si illumina il grigiore
di una giornata di pioggia
al lucido azzurro
del grande petalo
di sintetiche fibre,
incolpevole messaggero
di un'età di plastiche
voci e di gesti virtuali.

Il fiore mi brandisce contro
il suo pistillo, minaccioso
e innocente. Lo fisso in un click
per il mio erbario urbano.

Mi avvio verso i miei quotidiani
affanni, con la rètina accesa
ancora di azzurre emozioni.

Ripasso, nel monotono andirivieni
di un mattina come tante,
mentre mi accingo
a cogliere quel fiore -
mi chiede il fiore ferito
un atto di coraggio? -

Ripasso, nel monotono salire
e scendere e salire
e scendere lungo le linee
verticali della mia città.





Il fiore ha ceduto al vento,
che accompagna la pioggia,
compagno fedele della sua tardiva
avventura di primavera.

Il fiore è lì, quasi sulla strada,
pietoso come tutti i fiori
recisi dagli aratri impietosi
della virtualità letteraria.

L'abbandono anch'io, come tutti,
pacificata da un click
riparatore, alla pietas possibile
o impossibile dell'operatore
ecologico di turno. Finirà
come tutto e tutti
in un luogo buio e silenzioso:
la dimenticanza, feconda,
da sempre, di abbandoni.

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