lunedì 9 marzo 2009

Donne dell'8 Marzo

Ieri non c'ero, mi chiedo, alla finestra
dell'8 Marzo? Me ne stavo nel canto
dei miei dolori, a sgranare lacrime
e maledizioni, a spergiurare
su odi, e vendette, e rivendicazioni.

Eppure era ieri, che le ho viste
le donne dell'8 Marzo, aggrappate
e pendule al ramo di mimosa,
spavalde alcune e spaurite altre,
eredi di tempi quando alzavi
bandiere per il tuo sesso e barricate
contro l'avo che sempre torna, con la sua
sapienza di maschio, che sfodera
il potere della verga, pregna di umori
e voglie e comandi e stupri comandati
dal ruolo: è maschio colui che immette
il suo pugno duro nelle cave
secche d'amore, approdi inospitali
pur penetrati dalle regole dei padri
dalla protervia dei giovani
dall'incoscienza degli adolescenti
dalla solitudine degli stranieri.

Mentre lui le sparava, per spararsi poi,
io ero lì che spiavo le loro angosce.
Ero lì, mentre lei si raschiava
al ritmo della memoria, seppure bandita,
la pelle del sesso, umida di sperma
e sangue, misti alle lacrime della vergogna,
mentre il pudore attonito perlustra i seni
dell'abbandono e del ripudio, e l'attesa
del mestruo che liberi (dio!) dall'incubo
del figlio possibile, che ti scomunica
a liberartene pur con doglia di madre
precocemente morta al ruolo.

Io c'ero, nel bar, nel pub,
in pizzeria, nel motel, nel parco,
dove si baciavano al ritmo
di serenità probabili e tra le carezze
si accettavano scommesse sul domani
felice, o normale, da vivere, insomma,
insieme, almeno a fianco a fianco,
come un miracolo di normalità,
dove poco gioca l'amore e molto
il destino. Se l'incontri al giro
d'angolo, il destino, nella forma
usurata della violenza. Si baciavano,
infatti, guardandosi le spalle, al Pincio.

Ma due erano spensierati davvero -
io ero lì, sul crinale della loro
presenza duale - come se sapessero
che niente poteva toccare le loro anime,
la scelta della morte già scritta
nella loro serata calma, disperatamente calma,
dentro le tragedie sgranate dal giorno.

Sì, io c'ero, in altalena salivo
fin nel profondo delle loro anime
e mi spingevo poi oltre il dolore,
fino al vertice dell'esistenza,
mentre col fiato ormai corto
d'emozione ripiombavo giù nell'abisso.

Era l'8 marzo, ieri. Io dunque c'ero.

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