giovedì 4 settembre 2008

Il fascino del deserto

In risposta a http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=5055&ID_sezione=38&sezione=News
Economia...Politica...Business...sono questi i mondi che sono in crisi su Second Life. Anche "Rifarsi una vita" è in crisi. E' questa la lettura che fa di SL Bruno Ruffilli su La Stampa.it. Credo sia vero, credo che la RL abbia cercato di invadere lo spazio virtuale di SL con le sue consuete logiche affaristiche, con il tentativo di un imperialismo economico "virtuale", ma egualmente selvaggio. Non intendo parlare degli aspetti economici, che non domino molto, tuttavia capisco che siano importanti per la sopravvivenza economica di SL e dei suoi abitanti, che hanno investito su questo sconfinato universo dell'immaginazione, rischiando perfino di indebitarsi.
Vorrei piuttosto parlare del "rifarsi una vita", della filosofia nichilista che starebbe dietro a questa scelta di vita virtuale. Pretendere di essere in SL per non-essere in RL o perché non si-è in RL farebbe certamente correre ad SL il rischio d'essere un luogo abitato da fantasmi, da Avatar vuoti di memoria, di radici e di anima. Dice Ruffilli: "Le premesse erano entusiasmanti: dimenticare le miserie della vita di ogni giorno e inventarsene un’altra dove essere realmente ciò che si è: alti, belli, ricchi, indipendenti. Cambiando sesso ed età come si cambia abito, immaginandosi una biografia tutta nuova, a partire dal nome. Che poi non è il proprio, ma quello dell’avatar, l’alter ego digitale con cui gli iscritti di Second Life interagiscono fra loro." Forse per molti è stata questa la motivazione, ed è di questi non-esseri che oggi SL è "vuota"."
A me sembra di cogliere nella nota di Ruffilli come una sorta di sottile piacere di una scommessa vinta da lui, freddo commentatore di sogni letti dal versante di RL, persa da noi, "alti, belli, ricchi, indipendenti" (ma non è così, molti scelgono, infatti, avatar molto somiglianti alla loro immagine reale o di pura fantasia, come piante, animali, oggetti tecnologici, ecc.) sognanti abitatori del deserto. E' su questo che vorrei contraddire Ruffilli, in nome di quegli Avatar-Persone che non applicano alla loro seconda vita la folosofia della "fuga", bensì quella dell'amplificazione, arricchimento della propria personalità, dell'interazione con altre personalità, della comunicazione e dello scambio di esperienze, conoscenze e, perché no, sogni, ambizioni, aspettative.
Questa, a mio parere, deve essere la filosofia di SL (e di qualunque altro mondo virtuale): l'amplificazione della personalità. E questo forse ha anche bisogno del deserto. Del fascino del deserto. Del silenzio dello spazio vuoto. Della solitudine in cui ascoltare le proprie risonanze interiori, in cui cogliere il sospiro di altre anime, il loro bisogno di comunicare oltre le barriere del reale. E' vero, anche in SL come in RL vi sono barriere. Ora si tratta di "aprire i lavori" per abbatterle, si tratta di capire il "valore" di SL, piuttosto che suonare le campane a morte per la sua fine imminente. Si tratta di capire che senso può avere per la nostra realtà il fervore di idee, di iniziative, di progetti che, fertili come oasi, si incontrano muovendosi in quel deserto, e si parlano, certo intuendo anche il rischio di quel vuoto intorno, ma che non per questo rinunciano a viverlo fino in fondo, come si addice agli esploratori, ai naviganti temerari, agli scopritori di mondi, di stelle, di continenti, di specie, ai benemeriti indagatori di nuove prospettive di lettura della realtà e del virtuale in cui siamo ormai immersi tutti insieme. Per gioco o per necessità. Per scelta o per moda. Per solitudine o per eccesso di vita sociale. Per lavoro o per "sano cazzeggio" (cito, sorridendo, Junikiro Jun di Post Utopia). Per offrire alla vita reale opzioni di sperimentazione e di riflessione sul senso stesso del nostro mondo contemporaneo.

Biennale di Venezia